6 aprile 2017 – h 17.30
PIERO CALAMANDREI: IN DIFESA DI DANILO DOLCI

Christian Poggioni recita l’ultima arringa di Piero Calamandrei, pronunciata il 3 marzo 1956 in difesa di Danilo Dolci davanti al Tribunale di Palermo.

Evento organizzato nell’ambito del corso di Retorica Classica condotto dalla prof.ssa Elisabetta Matelli.

Interviene il prof. Gabrio Forti, Ordinario di Diritto Pensale e Preside della Facoltà di Giurisprudenza

ingresso libero

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Il 2 febbraio 1956 Danilo Dolci veniva arrestato mentre guidava un gruppo di braccianti a lavorare nella Trazzera vecchia, una strada nei pressi di Partinico abbandonata all’incuria. Al commissario di polizia che era intervenuto per interrompere quello «sciopero alla rovescia», come venne chiamato, Dolci rispose che «il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere: che sarebbe stato, era ovvio, un assassinio non garantire alle persone il lavoro, secondo lo spirito della Costituzione». L’accusa era di occupazione di suolo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale e a Dolci e ai suoi venne negata la libertà provvisoria. L’opinione pubblica allora si mobilitò contro la polizia e il governo Tambroni, deputati e senatori intervennero con interrogazioni parlamentari,  numerosi intellettuali italiani e stranieri (Silone, Parri, Pratolini,Carlo Bo, Sereni, Moravia, Fellini, Cagli, Mauriac, Sartre) si schierarono a fianco di Dolci. Ciò che avvenne intorno allo sciopero alla rovescia di Trazzera vecchia, nelle piazze, nelle camere di polizia, sui giornali, nei tribunali, fu lo scontro sui modi opposti di considerare la legalità in Italia: la Costituzione, come regola vivente dei cittadini, contro la pratica dell’autoritarismo gerarchico, eredità fascista.

Il “caso Dolci” si concluse con la condanna di Danilo e dei suoi “complici”, ma a distanza di 60 anni si può affermare che le autorità trascinarono alla sbarra non tanto il gruppo dei manifestanti, quanto la Costituzione stessa. La lettura pubblica dell’arringa di Calamandrei è un’occasione preziosa per capire quanto fosse tribolata la strada per affermare la democrazia repubblicana in Italia. Per riflettere su dove saremmo oggi senza «ribellioni» e «ribelli».

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