22-23 gennaio 2016 – h 21
La bottega del caffè
di Carlo Goldoni

AVVISO: informiamo che i posti per la replica del 23 gennaio alle ore 21 sono ESAURITI. Sono disponibili i biglietti per l’anteprima dello spettacolo, che si terrà venerdì 22 gennaio alle ore 21

regia Christian Poggioni

produzione Teatro Comunale San Teodoro

con (in ordine alfabetico)

Eri Çakalli, Federica Gurrieri, Davide Marranchelli, Simone Mauri, Christian Poggioni, Giulia Quercioli, Lorenzo Volpi Lutteri

scenografie Dino Serra

costumi Dino Serra e Alessandra Faienza

(costumi e scenografie realizzati presso Zorba Officine Creative)

Info e prenotazioni:

www.teatrosanteodoro.it

maddalena.massafra@mondovisione.com

tel 331 9780855

 

IL PALCOSCENICO DEL MONDO

La chiave per capire l’opera di Goldoni è contenuta in questa semplice frase.

“Le due guide alla vita, io le ho studiate sui miei due libri:

il mondo e il teatro.”

Il mondo. Le commedie di Goldoni non sono popolate da eroi, ma da uomini semplici con i loro difetti, le virtù, le tenerezze, le asprezze, le incapacità di amare, di non amare: personaggi non importanti che tutti insieme creano un microcosmo meraviglioso, specchio della realtà dove i rapporti tra le creature, con la coralità delle loro azioni e reazioni, generano il movimento incessante della vita.

Il teatro. Goldoni fu un uomo di teatro totale: autore di circa duecento commedie, impresario, capomico, talvolta per diletto anche attore. Il genio della sua penna innalza un’umanità semplice, spesso circoscritta nel limitato spazio di una piazzetta, di una locanda o di un quartiere, alle soglie dell’universalità. Il filtro delicato della sua teatralità intesse di poesia un coro di esseri umani non straordinari, trasfigurando un piccolo campiello veneziano in un’immagine del mondo.

 

LA BOTTEGA DEL CAFFE’,

SOSPESA TRA COMMEDIA DELL’ARTE E REALISMO

I miei caratteri sono umani, sono verisimili, e forse veri,

ma io li traggo dalla turba universale degli uomini,

e vuole il caso che alcuno in essi si riconosca

Venezia, XVIII secolo. Intorno ad un campiello – la tipica piazzetta veneziana – si affacciano la bottega del caffè, luogo di pettegolezzi e di buone parole, e la biscazza, casa di affari loschi e di intrighi. In questo microcosmo si muovono i protagonisti dello spettacolo, alcuni scaltri, altri ingenui. Vi si incontrano onesti e truffatori, sfruttati e sfruttatori, traditori e coniugi fedeli: tutti coinvolti in un gioco al massacro che la penna di Goldoni rende allo stesso tempo comico e spietato. 

Nella sua parabola di autore, Goldoni segue un percorso che parte dai primi testi ispirati alla tradizione della Commedia dell’Arte e popolati dalle maschere tradizionali, per arrivare alle atmosfere realistiche delle ultime commedie. Durante questa evoluzione, che dura circa 50 anni, Goldoni attraversa un periodo intermedio in cui scrive commedie dove coesistono i due mondi: quello delle maschere (i servitori, i pantaloni, i dottori…) e quello dei personaggi reali (mercanti, pescatori, nobili decaduti, giovani innamorati…). Talvolta in queste commedie di passaggio le maschere acquisiscono tratti di umanità diventando caratteri, ovvero maschere senza la maschera, mentre i personaggi acquisiscono un’umanità reale, senza però arrivare allo spessore psicologico e alle sfaccettature dei capolavori dell’ultimo Goldoni. Questo è il mondo de La bottega del caffè, i cui personaggi sono uomini senza maschera, portatori di emozioni, difetti e virtù ma con una psicologia semplice, priva di quelle zone d’ombra e tracce di ambiguità che caratterizzeranno uomini e donne de La trilogia della villeggiatura, del Campiello, delle Baruffe chiozzotte.

Così l’orizzonte emotivo del mercante di stoffe Eugenio è limitato al vizio del gioco e delle donne, sebbene la convenzione del lieto fine ne muti i vizi in virtù. Sua moglie Vittoria conosce solo la disperazione provocata dalla condotta del marito e la consolazione per il suo ravvedimento. Il biscazziere Pandolfo viene presentato unicamente con i tratti dell’avidità e della truffa. La padrona della bottega Miranda (un uomo nell’originale, una donna nella nostra versione, in omaggio all’ammirazione che Goldoni nutriva per la concretezza, la vitalità e la lucidità femminile) è totalmente concentrata sull’onesta conduzione della bottega e sul vivere onoratamente. Don Marzio è un nobile decaduto, la cui maldicenza sconfina nella mitomania senza mostrare il minimo segno di incertezza o autocoscienza. Tra loro si muove liberamente la serva Smeraldina (Trappola nell’originale), lascito della Commedia dell’Arte di cui mantiene gli istinti giocosi e primordiali senza più indossare una maschera. Se presi singolarmente sono caratteri semplici, ma la loro diversità e coralità dipingono un raffinato affresco poetico.

Lo stile del nostro allestimento, dove alcuni personaggi sono tagliati ma vengono continuamente evocati, vuole esprimere la duplice potenzialità del testo: da un lato il gusto per la pura teatralità, il lazzo, il virtuosismo attoriale indispensabile per dar senso al gioco della Commedia dell’Arte, che altra ambizione non ha se non quella di comunicare la felicità di esistere, dall’altro le passioni reali, le atmosfere vivide e gli stati d’animo impalpabili che caratterizzano il mistero della condizione umana.

 

LA MONETA DELLA BOTTEGA DEL CAFFE’

“Guardate le miserie di questi personaggi e ridetene.

E soprattutto fate sì che un giorno non si abbia a rider di voi.”

Nel ‘700 la gente giocava molto, si dice che Goldoni stesso abbia scialacquato al gioco somme ingenti. Egli stesso racconta nei suoi Mémoires che “aggiungo l’aneddoto di Goldoni

Per avere un’idea delle somme citate nella Bottega del caffè, ci si può riferire a quanto segue:

1 lira = circa 15 euro

1 ducato = circa 93 euro

1 zecchino = circa 114 euro

(Eugenio già nella prima scena si è giocati 130 zecchini…!)

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