16 novembre 2018 – h 21
L’AVARO di Molière

La Scuola di Teatro diretta da Christian Poggioni presenta

L’AVARO

regia Christian Poggioni

ingresso libero

(è gradita offerta per gli Amici Jkonda Hospital in ricordo di Paolo Barattin) 

Arpagone è un vecchio taccagno che, pur di non spendere, vorrebbe far sposare suo figlio Cleante con una ricca vedova e sua figlia Elisa con don Anselmo, talmente facoltoso da non esigere alcuna dote. I suoi progetti però non tengono conto dei sentimenti dei suoi figli: Elisa è innamorata di maggiordomo Valerio, mentre Cleante spasima per Mariana, giovane e bella ma priva di dote. Su quest’ultima ha peraltro messo gli occhi anche lo stesso Arpagone. È a questo punto che il valletto di Cleante, Freccia, ruba la cassetta del denaro di Arpagone e la consegna al padrone, che pensa di restituirla in cambio di Mariana. Arpagone intanto ha accusato del furto Valerio, il quale è convinto che la collera del padrone sia dovuta alla scoperta dei suoi segreti amori con Elisa. L’arrivo opportuno di don Anselmo, che riconosce in Mariana e Valerio i figli creduti morti in un naufragio, scioglie ogni difficoltà.

L’avaro è una delle commedie più celebrate, rappresentate e imitate di tutti i tempi. Scritta nel 1668, contiene tutti gli ingredienti che rendono esilarante una pièce di teatro: il difetto maniacale del protagonista, la servitù birbantesca ed intrigante, gli amori contrastati dei giovani, la rivalità in amore tra i protagonisti, i malintesi, l’agnizione finale che risolve come un deus ex machina l’intrigo generale.

Jean-Baptiste Poquelin detto Molière è stata una figura eccezionale, contemporaneamente scrittore, attore e capocomico. Il suo teatro è una dissacrante critica della società seicentesca dalla quale nessuno si salva: i commercianti sospettosi e avari, la nobiltà oziosa e corrotta, la classe media di medici e avvocati concentrata solo sulla propria professione.
Mettendo in scena personaggi, come l’Avaro, che assurgono alla dimensione di archetipi umani e sociali, Molière innalza la riflessione da un livello individuale a un livello universale. Scatenando il riso egli ridicolizza ogni ipocrisia, come se volesse illuminare gli spettatori affinché, vedendo rappresentati sulla scena i loro propri mali e difetti, abbiano la possibilità di correggerli.

Lascia un commento